Chi Siamo

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La Nostra Storia


La Nostra Idea

Le persone si spostano, i cibi e le ricette arrivano con loro.

A partire dal chilometro zero, ma non solo: perchè le origini di alimenti come pomodori, patate e grano saraceno che fanno parte integrante della nostra cucina sono legate a continenti diversi dal nostro.

Migliaia sono i chilometri che ci separano geograficamente da altre pietanze e da altri sapori, rifiutando ogni forma di sfruttamento a livello globale e locale, in cucina e non solo. Si tratta di costruire dei ponti, ma attenzione: nel nostro caso il nome Osteria del Ponte non è una scelta bensì un segno del destino.

Il locale esiste dal 1830 e si chiama così perchè in origine era vicino a un ponte, poi dismesso e sparito insieme con un fiumiciattolo che è stato interrato.

Adesso è arrivato il momento di una nuova apertura, nelle stanze la cui originalità è mantenuta grazie agli affreschi di Raffaele Beretta, quotato artista locale.

La qualità garantita dal giovane chef Paolo anche nella scelta delle materie prime e l’attenzione nella lotta agli sprechi (uno degli aspetti che non possono mancare in un ristorante “sostenibile”) si fondono con la volontà di diventare uno strumento di accoglienza e di integrazione. Multietnici i piatti, anche con serate culturali a tema, e multietnico il gruppo di lavoro dell’Osteria del Ponte.

A un certo punto però le chiacchiere stanno a zero.

Conoscete questo modo di dire? Proviene da Roma, Sud del mondo per chi vive nelle Prealpi. Il processo di integrazione dei lombardi con i romani è cominciato circa 150 anni fa e non è detto che sia finito: provate a far pronunciare a un trasteverino il termine”casseula”.

Ma quel modo di dire è valido ovunque. Basta chiacchiere, insomma. Adesso non vi resta che guardarvi attorno, mangiare e bere.

Buon appetito

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